Land Art: la natura si trasforma in pura arte

«L’unico mezzo con cui possiamo preservare la natura è la cultura» [Barry Adams]

Da sempre l’uomo ha interagito con il paesaggio che si è trovato ad abitare, realizzando quelle che oggi possiamo considerare opere d’arte come il reticolo dei campi coltivati, la complessa ed elegante architettura dei giardini pensili, la Grande Muraglia cinese e le piramidi d’Egitto.
Intorno alla metà degli anni ’60, negli Stati Uniti, nasce una vera e propria corrente artistica, la Land Art. Geniale e rivoluzionaria, essa fa della natura la protagonista indiscussa dell’espressione artistica, l’oggetto del lavoro del creativo che interagisce, la studia e la plasma senza intaccarne il carattere selvaggio e indomito. E’ l’epoca in cui l’uomo si ritrova deluso dal Modernismo e sceglie di boicottare i tradizionali spazi dedicati all’arte, ormai troppo imbolsiti e istituzionali, in favore di una rivoluzione verde.

In contrapposizione alle geometrie dell’arte minimalista e al figurativismo della Pop Art, la Land Art va ad occupare luoghi ameni ed incontaminati, fiumi, laghi, foreste e deserti. Ciò che conta non è il risultato puramente estetico, ma il lungo processo di realizzazione dell’opera, il legame indissolubile che si crea tra uomo e natura, il lento plasmarsi dell’uno nei confronti dell’altra, il sottile equilibrio tra intervento e libertà. L’uomo è in balia della natura e accetta di esserlo.

Il nome di questa particolare corrente deriva dal titolo del film di Gerry Schum (Land Art appunto, del 1969) che documenta i lavori di Walter De Maria, Robert Smithson, Michael Heizer, Dennis Oppenheim, Richard Long, Barry Flanagan e Marinus Boezem. E non è un caso.
La maestosità di queste opere entra in contrasto con la deperibilità dei materiali usati (sassi, muschi, legno, terra, sabbia…) e dell’imprevedibilità dello spazio espositivo stesso, soggetto a intemperie, sole battente e piogge. L’artista sceglie di usare materiali presenti sul luogo, dando loro nuova forma, creando così nuove prospettive. Le opere di Land Art non sono destinate a durare nel tempo e gli artisti lo sanno bene. Per questo, scelgono di immortalarle in scatti e riprese, fotografie e documentari da usare per diffondere le opere. Fotografia e tempo, diventano elementi integranti di questa particolare espressione artistica.

Celebre è la Spiral Jetty che, nel 1970, Robert Smithson fece costruire nel Grande Lago Salato nello Utah. Una passerella a forma di spirale, realizzata con materiali provenienti dalla collina vicina, che riprende la forma del simbolo evocativo dei primi processi di vita, i vortici d’aria e le scie dei corpi celesti. Oppure ancora, le famose “impacchettature” di Christo o il ponte galleggiante sul lago d’Iseo.
Land Art è quel viaggio arcaico alla ricerca della connessione tra uomo e natura, la consapevolezza di generare un mutamento e l’occasione, unica e magnifica, di poterne ammirare il risultato per un breve, brevissimo, battito di ciglia.

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