Rivoluzione spesa: ripartiamo dal Km 0

E’ stato stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 km per camion, nave e/o aereo, prima di arrivare sulla nostra tavola; quindi è molto più ragionevole comprare alimenti che non devono fare tutta quella strada, perché ci vogliono più calorie di energia per portare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali, senza contare gli effetti sull’atmosfera e sui cambiamenti climatici provocati dall’emissione di gas ed effetto serra.

[Al Gore]

Tutti i cambiamenti iniziano da piccole azioni, come tessere di un domino che cadono una alla volta prima di rivelare il disegno finale. Sempre più spesso sentiamo parlare di sostenibilità, cambiamento climatico, inversione di rotta e consapevolezza. Nasce da qui l’esigenza di essere più consapevoli in fatto di consumi, scegliendo cosa comprare e dove comprarlo.

Il primo ambito toccato da questo cambiamento riguarda ciò che portiamo in tavola, una scelta che ripetiamo per almeno 3 volte nell’arco della giornata e che passa dalla spesa alimentare. Complice la pandemia, abbiamo riscoperto i piccoli negozi di quartiere, entro i confini del nostro comune, senza poter salire in macchina per raggiungere i grandi ipermercati.

La vita frenetica a cui eravamo abituati, costellata di acquisti dell’ultimo minuto, corse al supermercato aperto 24 ore su 24 per le uova o il latte, ha ceduto il passo a nuovi ritmi, facendoci riscoprire il piacere del tempo dedicato alla scelta. Stiamo imparando a leggere le etichette, seguiamo sempre più inchieste e documentari sul mondo agroalimentare e stiamo attuando una piccola grande rivoluzione che parte dal carrello.

E’ UNA RIVOLUZIONE

Una rivoluzione culturale” come l’ha definita Coldiretti, l’associazione dei coltivatori diretti, a seguito di una ricerca che ha rivelato come siano in aumento i consumatori che scelgono frutta e verdura coltivate nelle campagne italiane e prodotti di piccole aziende locali, che lavorano nel rispetto dell’ambiente.

Non stupisce, quindi, la nascita di tante realtà che propongono prodotti sfusi, dai cereali ai detersivi, dei gruppi d’acquisto sempre più diffusi su tutto il territorio, dei mercati agricoli e contadini che sono sbarcati online, portando i frutti della terra direttamente a casa, a km0.

CHILOMETRO ZERO

1900 km, ovvero quanto separa Reggio Calabria da Parigi, è la distanza media percorsa dal cibo prima di arrivare sulle nostre tavole. Tutti i giorni.

Far volare il vino e far navigare la carne contribuisce in modo significativo all’emissione di anidride carbonica, mentre cibarsi con prodotti locali permette di risparmiare decine di chili di petrolio“.

Questo è quello che si legge nel comunicato della campagna Chilometro Zero del 2008 indetta da Coldiretti in collaborazione con la regione Veneto per incentivare i ristoranti a proporre prodotti di stagione e del territorio ai propri clienti. In verità, di chilometro zero si parlava già nel protocollo di Kyoto del 1997, ma, come dicevamo, i cambiamenti richiedono tempo.

km0 è la sigla che sta a indicare la distanza fra produttore e consumatore, uno spazio fisico ridotto al minimo possibile. Significa conoscenza e rispetto del proprio territorio, tutela delle specialità regionali e un lavoro di cura portato avanti da tutti gli attori in gioco: chi coltiva, chi distribuisce, chi acquista e chi consuma.

Optare per una spesa a km0 significa affidarsi ad una filiera corta, avere a cuore la salvaguardia ambientale e la sostenibilità, scegliendo prodotti genuini e ottenendo anche un discreto risparmio economico.

FRESCHEZZA

La frutta della filiera lunga viene raccolta ancora acerba: matura nelle cassette durate il viaggio di trasporto. I prodotti della filiera corta, invece, sono appena raccolti e coltivati senza concimi chimici o pesticidi aggressivi. Vengono dalla terra e crescono nutrendosi dei raggi del sole, seguendo l’alternarsi delle stagioni. Se ne guadagna in sapore, valore nutrizionale e genuinità.

STAGIONALITÀ

Quella che a primo impatto potrebbe sembrare uno svantaggio, in realtà non lo è. Non trovare le fragole a dicembre potrebbe mandare a monte la coppa di frutta e panna da servire durante le feste, ma vi regalerà una varietà e un ventaglio di sapori con cui giocare e sperimentare. Saluterete l’arrivo dell’autunno con le prime zucche e festeggerete l’estate con ciliege succose e saporite.

IMPATTO

La filiera corta, rispetto alla grande distribuzione, taglia tutti quei passaggi intermedi che comportano imballaggi e confezioni, camion pieni di bancali incellofanati e grandi celle frigorifere. Niente spreco di plastica, sacchetti e vaschette. Vi basterà portare da casa qualche sportina in cotone, borse a rete capienti e contenitori riutilizzabili. L’ambiente ringrazierà.

RISPARMIO

Comprando a chilometro zero si risparmia fino al 30%. Il calcolo è presto fatto: tagliati i costi di intermediari, imballaggio e trasporto anche il portafoglio ne risentirà in positivo.

COME INIZIARE

I primi passi per avvicinarsi al mondo della filiera corta sono semplici. Informatevi tramite il sito web del vostro comune circa la presenza di mercati contadini settimanali, sfruttate i motori di ricerca per mappare le aziende agricole più vicine a voi, oppure iscrivetevi a un GAS, un Gruppo di Acquisto Solidale, che vede riunirsi più persone in fase di ordine a coltivatori diretti.

Se vivete in grandi città o in località fuori mano affidatevi al digitale. Molte realtà sono infatti disponibili anche online e ne stanno nascendo sempre di nuove.

Tra le tante, vi segnaliamo:

CORTILIA 

L’ORTO DI JACK

IL CONTADINO ONLINE

BABACO MARKET 

NON SOLO SPESA

ORTEAT 

COME PRIMA

VIA TERRA

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